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La Storia di uno di “Noi” e la “nostra” Terra Amalfitana

La Storia di uno di “Noi” e la “nostra” Terra Amalfitana

Divina Fm , Radio Costiera Amalfitana,

amalfi

è dal 1977 che trasmette da Amalfi, dalla Costa Amalfitana. Da più di 40 anni porta la musica, i suoni, le alchimie dei tramonti , le storie, i racconti dei sapori , i colori del mare e delle colline della Costa d’Amalfi in tutto il mondo. Tanti sono i nostri ascoltatori che ci ascoltano anche via internet dal nostro sito www.divinafm.it oppure dalle svariate App su smartphone, in tutta Italia e nel mondo, mantenendo quel legame psicologico, immaginario, musicale, con la Terra Amalfitana che li ha visti nascere , crescere.

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Molti sono anche i turisti che una volta tornati nei rispettivi paesi, amano così tanto la Costiera, da ascoltarci e ogni giorno farci pervenire il loro piacere di far parte , in un certo modo, della nostra comunità.

Vogliamo ora cominciare un viaggio tra i nostri ascoltatori che risiedono per svariati motivi fuori dalla Costiera Amalfitana, in Italia e nel mondo, ascoltando i loro racconti, i loro ricordi, le sensazioni che non ti lasciano mai , anche dopo svariati anni, e ti fanno sempre sentire parte di questa stupenda terra dalla quale Radio Divina Fm ha  l’onore di   trasmettere.

Oggi cominciamo questo nostro viaggio partendo e ringraziando una nostra ascoltatrice che da MINORI  , ci racconta la Sua storia , da Udine.

SE ANCHE VOI RISIEDETE LONTANO E  VORRETE INVIARCI LE VOSTRE STORIE, SENSAZIONI, RICORDI E LEGAMI CON LA COSTA D’AMALFI, SCRIVETECI A  :  redazione@divinafm.it      nell’oggetto specificate “la nostra Costa d’Amalfi” .

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ED ORA BUONA LETTURA :

Questa è la storia di uno di noi

Questa è la storia di uno di noi, di noi che alla soglia dei vent’anni, poco più o poco meno, decidemmo, quasi sempre spinti o da motivi di studio o di lavoro o anche semplicemente d’amore, a prendere una valigia e lasciare l’amato borgo natìo, il caro paesello di Minori.

Forse, nel partire, in molti non eravamo ancora convinti che quello sarebbe stato il giorno del distacco definitivo: molti, come chi scrive, partimmo con l’idea che si sarebbe trattato solo di un “arrivederci”, di una parentesi, una prova, di un’esperienza di vita che poi si sarebbe conclusa con il rientro a casa.

Diremmo che ci si sentiva emigranti a tempo determinato come quegli uccelli migratori che all’arrivo del freddo vanno a svernare nei paesi caldi per poi ricomparire con la bella stagione della primavera.

Altri, invece, partirono con la ferma convinzione o costrizione che bisognava costruirsi il futuro lontano, al Nord o all’estero, secondo una storica tradizione che accomuna noi gente del Sud. Tutti comunque poi siamo stati accomunati dai casi della vita che, in un modo o in un altro, ci ha resi cittadini residenti in altri Comuni, in altre vie, presso altri numeri civici così lontani da Corso Vittorio Emanuele, Via Gerardo Amato, Via Pioppi, Via Lama e così via.

Eppure ciò che rimane fisso e incancellabile sui nostri documenti d’identità è il luogo di nascita, che citiamo e riportiamo all’occorrenza con un sussulto di orgoglio, ogni volta che la burocrazia ce lo chiede; sentiamo l’orgoglio di venire da una terra bellissima e a chi non conosce propriamente il paesello, se non è sufficiente dirgli “sono salernitano” per farci collocare geograficamente, basta precisare che si trova nella Costa d’Amalfi e a quel punto gli occhi dell’interlocutore si illuminano e a volte segue la fatidica affermazione “che sei venuto a fare qui tu che vieni da un posto sì bello”.

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Non di rado capita che si fa fatica a far capire che quella bellezza mozzafiato, quel mare, quelle colline, quei colori non sono bastati a farci restare, a esprimere al meglio le nostre professionalità, a costruire carriere che in paese non sarebbero decollate, a realizzare progetti di vita familiare in tempi più rapidi. Per questi stessi motivi ancora oggi, dopo tanti anni, siamo consapevoli, per scelta o per naturali conseguenze (per esempio la famiglia e i figli) che non ci sarà più un definitivo ritorno a casa; tuttavia non passa giorno in cui il nostro pensiero, anche se per pochi minuti, non vada al nostro luogo del cuore e i nostri occhi non si fingono gli scorci, i panorami, le facce dei cari e degli amici rimasti.

Si tratta di emozioni e di pensieri difficili da far capire, che sono più forti e più commoventi delle voci paesane che comunque quotidianamente possiamo sentire al telefono o in chat o in videochiamata; credeteci è proprio questo immaginarsi, il fingersi di leopardiana memoria, che ci fa sentire ogni giorno a Minori!

E poi come non concludere ricordando un’altra nostra tipica caratteristica: l’agognato ritorno durante le vacanze o durante altre occasioni speciali come il Natale, la Pasqua, l’Estate, la festa “della Trofimena”. Si ritorna ogni volta come se si stesse praticando un sacro rito, come se si stesse vivendo un altro importante pezzo delle nostre vite da emigrati, consapevoli che non siamo da soli ma che in tanti,in quei giorni fatidici, stiamo vivendo la gioia comune del ritorno a casa (la casa del cuore ben diversa da quella della residenza anagrafica).

Quando poi si arriva, ogni volta, anche dopo decenni, la sensazione collettiva è che siamo tornati indietro nel tempo, in una realtà che, sebbene in evoluzione per la legge naturale delle cose, per noi è quasi sempre ferma a quel giorno, a quell’anno in cui “girammo la curva della Torricella” col cuore in gola; i giardini, le case, i vicoli, le chiese dei rioni, la Basilica, il lungomare e il mare sono come un vecchio e caro album che conserverà per sempre istantanee un po’ sbiadite di tanti nostri giorni, belli e brutti. Per noi a Minori il tempo si è fermato sull’ora che segna l’orologio del cuore posto sul campanile della memoria.

Un’ ascoltatrice Minorese ad Udine.

divinafm

febbraio 22nd, 2018

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